Il 2024 ci deve trovare pronti a rispondere al richiamo di valore affinché ciascuno possa sentirsi responsabile, coinvolto e connesso.
È il valore dell'umanità, così come la troviamo descritta nella Laudate Deum.

Cominciare da sé stessi e non finire con sé stessi, prendersi come punto di partenza, non come meta. Conoscersi, ma non preoccuparsi di sé. «Non di te stesso, ma del mondo ti devi preoccupare!». E se avviene questo, troviamo finalmente l’IO e non le infinite interpretazioni che lo nutrono e lo ingannano. 
Non c'è neppure un NOI senza dialogo e senza incontro. Quando incontriamo qualcuno dopo un tratto di strada, sappiamo quello che noi abbiamo già affrontato, e non il percorso dell’altro. Siamo interessanti per gli altri anche per questo e le nostre strade acquistano ricchezza e futuro. L’amore ci precede, è realtà “ontologica”.

In sintonia con quanto evidenzia Laudate Deum, papa Francesco cita un testo dei vescovi africani che hanno definito i cambiamenti climatici antropogenici un «esempio scioccante di peccato strutturale» (LD, n. 3)

La responsabilizzazione a cui si fa riferimento è nei confronti delle popolazioni che già subiscono l’impatto della crisi ambientale e, in prospettiva futura, alle generazioni che verranno: «Non ci viene chiesto nulla di più che una certa responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo» (LD, n. 18)
La responsabilità è collegata all’uso del potere, altro tema ripreso da Laudato Si’, con la denuncia di uno scarto drammatico tra le potenzialità tecniche a disposizione dell’umanità e il mancato sviluppo di un’educazione e di un pensiero etico adeguati a tali capacità: «Dobbiamo ripensare il nostro uso del potere, al suo significato e ai suoi limiti» (LD, n. 28)
Prendere coscienza della responsabilità delle proprie azioni richiede anche un processo continuo di acquisizione di informazioni corrette e approfondite: di qui l’urgenza, affermata da Laudato si’ e ribadita da Laudate Deum, di ascoltare la comunità scientifica.

L’appello alla responsabilizzazione mette a fuoco un’altra questione: da una parte abbiamo danni tangibili, talvolta irreversibili, provocati dai cambiamenti climatici indotti da attività antropiche, dall’altra parte siamo di fronte a rischi crescenti che tali danni si amplificheranno se il nostro paradigma di sviluppo non cambia. 
La Laudate Deum ci induce a collegare i principi di prudenza e di precauzione al principio di responsabilizzazione che ci chiede di non rimanere inermi o indifferenti di fronte alla crisi climatica, nell’auspicio che «mentre l’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia, c’è da augurarsi che l’umanità degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie gravi responsabilità» (LS, n. 165).

Siamo tutti coinvolti

La responsabilizzazione implica il coinvolgimento di tutti, ciascuno secondo il proprio ruolo: la comunità eduvante, il mondo imprenditoriale, chiamato a promuovere con intelligenza un rapido cambiamento di paradigma; i giovani e le nuove generazioni, che non solo sono i primi a subire i danni della crisi climatica, ma che possono e devono diventare protagonisti del cambiamento e maestri di umanità e di nuove opportunità per il pianeta e i suoi abitanti; la società civile, con la missione di fare pressione sulla politica; i Governi, atteso che «le soluzioni più efficaci non verranno solo da sforzi individuali, ma soprattutto dalle grandi decisioni della politica nazionale e internazionale» (LD, n. 69)
Se è vero che c’è una «debolezza della politica internazionale» (LD, capitolo 3), si insiste «sul fatto che vanno favoriti gli accordi multilaterali tra gli Stati» (LD, n. 34), rilevando l’importanza di un multilateralismo che sia “contaminato” non solo dal principio di solidarietà, ma anche dal principio di sussidiarietà, capace di promuovere un “multilateralismo dal basso” che renda protagonisti tutti gli attori sociali: «Non basta pensare agli equilibri di potere, ma anche alla necessità di rispondere alle nuove sfide e di reagire con meccanismi globali a quelle ambientali, sanitarie, culturali e sociali […]. Si tratta di stabilire regole universali ed efficienti per garantire questa protezione mondiale» (LD, n. 42). Sfide derivanti da fenomeni come la crisi climatica o la pandemia mettono chiaramente in luce due principi già affermati in Laudato Si’ e Fratelli tutti: «Tutto è collegato» e «Nessuno si salva da solo» (LD, n. 19). Il nostro mondo è ormai troppo interdipendente e non può permettersi di essere suddiviso in blocchi di Paesi che promuovano i propri interessi in maniera isolata o insostenibile. Nelle crisi degli ultimi anni, da quella finanziaria a quella pandemica, le risposte sembrano essere «state orientate a maggiore individualismo, minore integrazione, maggiore libertà per i veri potenti» (LD, n. 36), ma questa tendenza non costituisce un dato immodificabile. In quest’ottica, «è necessario che oggi l’intera comunità internazionale metta come priorità l’attuazione di azioni collegiali, solidali e lungimiranti». Parlando ai partecipanti al Green and Blue Festival, papa Francesco sottolineava che «si tratta di una sfida “grande” e impegnativa, perché richiede un cambio di rotta, un deciso cambiamento dell’attuale modello di consumo e di produzione, troppo spesso impregnato nella cultura dell’indifferenza e dello scarto, scarto dell’ambiente e scarto delle persone».

L’ECOLOGIA INTEGRALE ALLA BASE DI UN NUOVO APPROCCIO

E qui entra in gioco il terzo aspetto da sottolineare della Laudate Deum: la necessità di adottare un nuovo approccio centrato sulla visione più ampia dell’ecologia integrale. Il messaggio è chiaro: «cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale» (LD, n. 57). Ciò ci riporta al termine stesso di “ecologia”, che deriva dalle parole greche oικος (casa) e λογος (studio, riflessione, legame) e rimanda alla valutazione più ampia sul modo in cui noi gestiamo e governiamo la nostra casa comune, che deve essere pensato in senso “integrale”, e non può prescindere dall’intreccio di competenze scientifiche, economiche, sociologiche, giuridiche, filosofiche, etiche e teologiche, andando a valorizzare la relazione armonica tra essere umano e natura, compromessa dal paradigma tecnocratico incentrata sull’«idea di un essere umano senza limiti, le cui capacità e possibilità si potrebbero estendere all’infinito grazie alla tecnologia» (LD, n. 21).
Il passaggio al paradigma dell’ecologia integrale prospettato da papa Francesco porta con sé la presa d’atto che «sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore» (LS, n. 10). L’ecologia integrale è quindi, anche e soprattutto, una sfida etica: «nella propria coscienza, e di fronte ai figli che pagheranno per i danni delle loro azioni, si pone la domanda di senso: qual è il senso della mia vita, qual è il senso del mio passaggio su questa terra, qual è in definitiva il senso del mio lavoro e del mio impegno?» (LD, n. 33).
Si tratta di una profonda sfida culturale ed educativa verso una transizione dalla cultura dello scarto alla cultura della cura; una transizione alimentata da una vera e propria conversione che non è solo individuale ma anche comunitaria, laddove «vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana» (LS, n. 217). Una sfida aperta alla speranza che «l’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune» (LS, n. 17), a favore di una “nuova cultura” che sia capace di «rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».

Laudate Deum, non solo per contemplare la bellezza e la complessità del creato, ma anche perché «un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso» (LD, n. 73), come ci dice papa Francesco a conclusione della sua Esortazione apostolica.

 

Buon 2024 all'insegna di un nuovo senso di umanità!
padre Antonio Teodoro Lucente
Presidente ENGIM